25. LET ME ENTERTAIN YOU

Giulia mi riempie la vita di occasioni. Feste, aperitivi, locali fighettini in cui mai e poi mai avrei messo piede. Ogni serata è una nuova opportunità per conoscere una marea di gente, così tanta da far fatica a ricordarne il nome. E soprattutto, napoletani, orde di napoletani. Eserciti tristi e confusi di partenopei in cerca di un pezzo di casa. Il nostro amato e bistrattato dialetto diventa così lingua nazionale per i nostri ritrovi. Neanche quando siamo nella nostra terra usiamo così tanto espressioni dialettali e modi di dire squisitamente partenopei. E’ un segno di appartenenza, di nostalgia. Facciamo emergere il nostro lato meridionale e lo eleviamo al quadrato, pur di recuperare un pezzo di quello che abbiamo lasciato quasi 1000 km più a sud di Milano. Se solo avessi la forza e la capacità di farmi avanti con qualche ragazza, a quest’ora sarei già tra le braccia di qualcuna e starei dimenticando Clelia alla grande. Per non parlare di Martina, lei è un chiodo fisso che non vuol saperne di andar via. Ovviamente, dopo il nostro incontro a Torino è sparita di nuovo. Non risponde ai messaggi, non dà segni di vita. Niente di niente e faccio fatica a capire il perché. Se non ti va di perder tempo con me potresti dirlo e arrivederci. Ho vissuto tutti questi anni senza averti nella mia vita e se voglio posso farlo di nuovo, anche se stavolta sarà molto più dura. Assaltiamo un tram. Festa privata su uno dei vecchi tram milanesi, che l’azienda municipale dei trasporti ha furbamente trasformato in discoteche su rotaia. L’alcol scorre a fiumi, le urla invadono ogni centimetro di questo trabiccolo a motore. Giriamo per le strade di una Milano silenziosa, in un sabato sera che sa di pioggia e inverno avanzato. In piedi su una delle panche di legno, faccio fatica a capire dove siamo. So solo che stasera avrei tanta voglia di andare, di spegnere il cervello. Sei qui per questo Giulia, per spegnermi il cervello. Per farmi riscoprire il lato leggero della vita, l’incoscienza, la capacità straordinaria di cogliere l’attimo e di fottersene del domani. Sei arrivata in questo periodo sfigato per scuotermi dal sonno e accompagnarmi in un mondo senza preoccupazioni e grosse pretese. L’insostenibile leggerezza dell’essere diventa improvvisamente aria, impossibile da toccare e incapace di far male. Sono una piuma che viaggia su un tram, una piuma che vola tra le strade di Milano senza meta. Mi bastano pochi minuti per farmi conoscere da tutti. Dalla mia postazione urlo e dirigo i cori, come un vecchio ultras dall’esperienza pluriennale. Sono il re della serata, quello che crea il casino. Lasciatevi intrattenere, fate parlare il clown. Il vecchio e triste clown che nasconde il dolore e l’ansia sotto risatine buffe e battute d’avanspettacolo. I miei professori delle medie avevano raccomandato ai miei genitori di iscrivermi alla scuola di recitazione. Incasinavo così tanto i loro programmi scolastici e le loro noiosissime ore di lezione da esser spedito fuori dalla classe almeno una volta alla settimana. Ero il clown, lo scemo del villaggio, quello destinato a piangere in silenzio e a far ridere a crepapelle tutti quelli che lo circondano. Peccato che negli anni del liceo mi sarei trasformato in un poeta decadente, rinchiuso nel suo angolino di banco, perso tra pensieri profondi e paura del domani. Mentre il presente mi scivolava tra le dita, arido e anonimo. Avevo ucciso il clown, per non deludere i miei, per paura di fallire a scuola e di diventare un poco di buono. Serietà, ci voleva disciplina e serietà. Oggi sono passati 13 anni da quando per la prima volta mi sono seduto sui banchetti del liceo. Riecco il clown, sepolto e abbandonato per anni fa la sua ricomparsa. Ridete gente, divertitevi davanti ai miei occhi stanchi e tristi. Divertitevi per me, accoppiatevi tra litri di vodka e culi sodi, tra tette al vento e capelli impomatati. Io vi guardo dall’alto, anonimo spettatore e direttore d’orchestra del vostro godimento. Non c’è lussuria per me, non c’è godimento. Guardare e non toccare, provocare ma non cogliere mai il frutto proibito. Sto lentamente diventando asessuato a furia di crogiolarmi tra amori impossibili e ricordi del tempo che fu e che mai più sarà. Per tre ore il tram si muove come un serpente tra le strade larghe e vuote di Milano. Torniamo alla base e veniamo sbattuti fuori, pronti a tuffarci in qualche locale per il bicchiere della buonanotte. Spostiamo i nostri culi sudati fuori a un localino in zona Arco della Pace, un altro ritrovo finto e ipercostruito dei giovani milanesi e dei finti lumbard come noi. Chiappe al vento, camicie stirate, capelli appena tagliati, pettorali in bella mostra. Ogni volta che mi butto in queste situazioni mi sento un alieno. Ma oggi ho imparato a fottermene alla grande, mentre in passato avrei camminato tra questi piccoli dei scesi in terra con la coda tra le gambe e lo sguardo basso. Chiacchieriamo del più e del meno, mentre non perdo l’occasione per continuare il mio show comico. Sono una macchietta mal riuscita, una cattiva imitazione di me stesso. - Tu sei atipico come napoletano – una biondina riccia, che a stento avevo visto nel tram, mi rivolge la parola dopo aver ascoltato per ore i miei in utilissimi sproloqui. - Che? Atipico? - Sì…sei uno di quei napoletani “signori”. Voi napoletani siete così, o siete il massimo dell’eleganza e della classe o siete i più cafoni del mondo. - Beh, come diceva qualcuno molto più nobile di me…Signori si nasce e io lo nacqui. Ride imbarazzata. Si passa le mani tra i riccioli e fa fatica a reggere il mio sguardo perso tra alcol e sonno. E’ carina, niente per cui perderei il sonno e la testa. Ma è carina. Un ragazzo “normale” le starebbe già col fiato sul collo per rivedersi e approfondire la conoscenza. - Ti ho notato mentre eravamo sul tram. Hai una simpatia geniale, originale…ricordi Massimo Troisi, sia nel modo di parlare che nell’accento. Che onore! Magari avessi una caccola dell’intelligenza e della genialità di Massimo. - Sai, da bambino abitavo nello stesso paese in cui è cresciuto lui. Forse per questo il mio accento è un po’ simile al suo. Sembriamo due idioti, due adolescenti timidi che non sanno cosa dirsi e come muoversi. Parliamo di comici napoletani e simpatia meridionale per dieci minuti, senza dirci un cazzo sulle nostre vite e senza minimamente preoccuparci della possibilità di rivedersi. Arriva la sua amichetta e le dice che è ora di andar via. - Comunque io mi chiamo Giada – - Bel nome. Io sono Diego – - Come Maradona? – - No, come Zorro – - Sei troppo forte. Allora ci rivediamo presto – - Certo, buonanotte – Bacetto sulla guancia e a letto senza cena. Ma cazzo, come posso essere così idiota da non chiedere il numero di telefono a una ragazza che stranamente si interessa a me e mi fa un complimento. Ma chi spero di trovare sulla mia strada, Monica Bellucci con le tette da fuori che dice di volermi sposare e voler fare 10 figli con me? Giulia ha assistito alla scena da lontano. Divertita si avvicina e senza pensarci troppo su decide di prendermi per il culo. - Abbiamo fatto colpo? – - No, abbiamo fatto schifo. – - Ma chi era? – - E che ne so. Si chiama Giada. Perché tu non la conosci? Non l’hai organizzata tu la festa? - Non l’ho organizzata io. E comunque ormai dovresti saperlo che quando esci con me ogni volta è come la prima. Sempre persone nuove, posti nuovi, amici di amici, amiche di amiche. Vai a capire come ci è arrivata sul tram. - Ecco…il mio solito culo! - Sei un mito lo sai? - Un mito? Io mi sento più vicino a un testicolo che a un mito. - Quanto sei scemo! Stasera hai fatto morire dal ridere tutti. Ormai sei famoso, sei l’amico che mancava a questa combriccola di terroni. Eccomi qua. Il vostro clown a richiesta. Chiedetemi un sorriso e io ve lo regalerò. E mi raccomando, non chiedetevi mai cosa mi si agita dentro l’anima. Se è questo che volete da me, questo avrete.

3 Risposte a questo post.

  1. Pubblicato da Diemme in marzo 2, 2010 alle 9:38 am

    Posso dirti che ti capisco alla grande? Ma proprio alla grande…

    PS: comunque scrivi divinamente, e mica è poco!

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  2. Pubblicato da Anonimo in marzo 15, 2010 alle 2:45 pm

    Si…..d’accordo con Diemme…… ma…..gli altri lettori che fine hanno fatto?
    Si sono volatilizzati per caso?
    Siamo rimaste solo io e Diemme a commentare i tuoi racconti di vita? Perchè solo noi?
    Siamo noi che abbiamo molte cose in comune con la tua storia. o sono gli altri che non hanno nessun punto in comune con i tuoi capitoli?

    Replica

  3. Pubblicato da Maria Rosa in marzo 15, 2010 alle 2:46 pm

    Ogni volta mi dimentico di firmarmi….sono sempre Maria Rosa ;-)

    Replica

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