19. L’ELOGIO DELLA FRIVOLEZZA

Ci sono giornate in cui non metto il muso fuori di casa. Mi stendo sul letto e col notebook sulle gambe cerco disperatamente contatti di direttori creativi, di agenzie pubblicitarie e invio curriculum per qualsiasi lavoro che possa avere a che fare con la comunicazione o con la mia tanto bisfrattata laurea.

Odio quando Andrea ritorna a casa dopo il lavoro. E’ sempre il primo ad arrivare, con quel suo sorrisino a 500 denti e quel suo modo di chiedere “Tutto bene?” tanto gentile quanto inutile.

Posso anche risponderti sì per educazione, ma sai benissimo che in questo momento non c’è un cazzo di niente che vada bene.

Puoi anche levarti quel tuo sorrisino dalla faccia e salutarmi senza chiedermi come sto. Non mi offendo mica.

Sono alle prese con l’ennesima mail di richiesta di colloquio che non avrà mai risposta.

Andrea bussa alla porta di camera ed entra sfoggiando due camicie quasi identiche che deve aver comprato da Armani o Calvin Klein.

Senza curarsi minimamente di come io lo ignori, si siede ai piedi del letto e col sorriso stampato in faccia me le sventola sotto il naso.

Si è sempre divertito a giocare con me sulle nostre differenze di gusto e stile in fatto di abbigliamento.

Io vesto ancora come un adolescente: magliette fosforescenti di H&M, t-shirt comprate nei miei vaggi all’estero o ai concerti, jeans vecchi e iperconsumati, camicette sgargianti e mai stirate.

Andrea non mette piede da Upim o Conpibel neanche sotto minaccia. Considera poveracci tutti quelli che non possono permettersi di fare shopping da Armani o CK.

Peccato che con quello che guadagna come commesso neanche lui potrebbe permetterselo in teoria. Ma se allo stipendio di 1000 euro ci aggiungi altri 1000 euro che i genitori gli danno tra affitto ed extra vari, capisci come sia semplice la vita per lui.

Lo invidio terribilmente.

Mi facevo tantissimi problemi quando ero arrivato a 900 euro di stipendio e riuscivo a limitare l’aiuto economico da parte dei miei al solo affitto. Con i restanti 900 euro riuscivo a fare tutto: vestirmi, mangiare, uscire e a volte persino a mettere qualcosa da parte.

Certo, non è che potessi concedermi molti lussi. Stavo sempre attento ai prezzi dei vestiti che compravo ed evitavo di superare certe cifre.

Con quello che io spendevo per comprarmi un pantalone e una maglia, Andrea ci comprava un paio di mutande da qualche sito internet americano.

L’ho sempre preso per il culo per il suo snobbismo in fatto di abbigliamento. E su questo ci ha sempre sguazzato, rispondendo ogni volta a tono e provocandomi di continuo.

Chi ci vede dall’esterno pensa che ci odiamo e che potremmo strangolarci alla prima occasione. In realtà non è così semplice la questione. Siamo due persone diverse, nei gusti e nell’atteggiamento nei confronti della vita.

Ma quando confrontiamo le nostre storie troviamo punti in comune inaspettati. Piccoli particolari che però fanno una grande differenza e ci permettono di trovare un punto di incontro.

Entrambi siamo cresciuti sorbendoci programmi tv assurdi gentilmente offerti dalle nostre madri.

Anche i ricchi piangono, Beautiful, Sentieri, Agenzia Matrimoniale.

Quando due persone ricordano perfettamente chi era il maestro Alessandro Alessandro*, non si può non amarsi a vicenda.

Abbiamo entrambi un amore smodato per tutto ciò che è trash: reality, liti tra starlette in qualche stupido talk show televisivo, pubblicità anni 80 con jingle terribili, meteore della tv che nessuno più ricorda e di cui noi due conosciamo vita, morte e miracoli.

Quando tiriamo fuori certi aneddoti dell’infanzia m viene in mente che forse ho rischiato di diventare gay anche io e ringrazio qualcuno lì in cielo perché ciò non è accaduto.

( * Nota per gli ignoranti: il maestro Alessandro Alessandro era il famosissimo pianista che intratteneva il pubblico nel programma tv Agenzia Matrimoniale).

Non è facile la loro vita. Non è semplice doversi accettare e farsi accettare. Andrea è fortunato, perché ha due genitori che lo amano alla follia e che gli hanno permesso di sentirsi libero di esprimersi e comportarsi per quello che è.

Molti gay non hanno questa fortuna. Devono nascondersi dagli sguardi della gente, dalle risatine, dai familiari razzisti e ignoranti.

Andrea è scappato dalla Calabria senza pensarci due volte. Troppo dolore nel non potersi mostrare per quello che era.

Qui a Milano è libero. La gente non fa caso a certe cose, nessuno si sconvolge se due ragazzi dello stesso sesso camminano mano nella mano per la strada.

Seduto ai piedi del mio letto, Andrea sventola le due camicette e cerca di attirare la mia attenzione.

-         Guarda, guarda…guarda come sono cangianti e toccale, senti la qualità del cotone. Per non parlare del taglio e delle sfumature dei colori.

-         Mmm…sì bravo…

-         Ma dai, guardale. Non sono frocissime?

-         Eh sì, degne di te…

Continua a sorridere, ignorando il mio totale disinteresse nei confronti di tutto ciò. Non capisce che c’è il momento in cui ho voglia di giocare alle amiche che prendono il tè e il momento in cui della sua frivolezza non so proprio cosa farmene.

-         Vuoi sapere quanto le ho pagate?

Ora gli metto le mani addosso sul serio.

-         NO! Non me ne frega un cazzo delle tue camicie di merda.

In questo momento non ho neanche i soldi per comprarmi una mutanda e tu mi vieni a sbattere in faccia la tua frivolezza. Vaffanculo!

Stavolta non va via col suo solito sguardo schifato da principessina di velluto offesa. Si vede che devo averlo ferito e che non si aspettava una reazione del genere.

-         Io non ti rispondo a tono perché sono una persona gentile…ma lasciatelo dire: sei pesante! Capisco il momento che stai attraversando e mi dispiace da morire, ma il minimo che tu possa fare è non prendertela con chi ti vuole bene e cerca di farti distrarre.

-         Ma a me non servono queste cazzate per stare meglio. Non è di superficialità che ho bisogno!

-         Dici? E allora fai come vuoi. Rinchiuditi in questa stanza con la porta chiusa e le persiane abbassate. Cazzo, sembri un vampiro, non fai entrare neanche l’aria e la luce del sole.

-         Senti Andrea non è giornata per favore…voglio stare da solo.

-         Come vuoi. Però la prossima volta ti prego di non rivolgerti a me in questo modo.

Va via sbattendo la porta. Stavolta ha fatto davvero centro. Ci provo e ci riprovo a sorridere e a guardare il mondo con ottimismo. Ma non ce la faccio proprio. E’ passato ormai un mese da quando ho lasciato il lavoro in azienda e ne sono passati tre da quando Clelia mi ha lasciato.

Da allora non è cambiato nulla. Nessuna proposta di lavoro, nessun colloquio degno di nota, nessun incontro interessante con persone dell’altro sesso.

Come faccio a essere ottimista e a guardare la vita con la stessa frivolezza di Andrea? Se lui si trovasse nella mia stessa situazione, se ne fotterebbe altamente. Passerebbe le giornate a prendere il sole al parco e a fare shopping in centro. Aspetterebbe con calma un nuovo lavoro, senza fretta e senza ansia.

Andrea ha lasciato il segno con le sue parole.

La notte mi addormento e mi tuffo in un sonno agitato e condito da un sogno che non ha bisogno di troppe analisi.

Sono sotto casa, fermo in automobile che aspetto qualcuno.

Sono rilassato e sembra quasi che sia lì per stare da solo e distrarmi. Steso sui sedili posteriori guardo fuori dal finestrino e vedo che per strada non c’è nessuno.

A un tratto vedo passare Alessandra, un’amica che frequentavo spesso ai tempi in cui stavo con Clelia.

Scendo dall’auto, la saluto e la invito a salire a casa.

Quando entriamo, Andrea ci accoglie in mutande e a stento rivolge la parola ad Alessandra.

Ale va in bagno a truccarsi, probabilmente ha qualche appuntamento e non ha fatto in tempo a prepararsi.

Dopo un po’ la vedo uscire dal bagno e non è più sola. C’è anche Clelia con lei. Non capisco, da dove è saltata fuori? Quando è entrata e chi cazzo l’ha invitata a casa mia?

Clelia cammina con lo sguardo abbassato. Non ci guardiamo mai negli occhi e non ci rivolgiamo la parola.

Andrea le blocca il passaggio e le rivolge la parola. Purtroppo non riesco a capire le sue parole. Ma in sogno come nella realtà, mi basta guardarlo in faccia per immaginare il tono del suo discorso. Le sta parlando con disprezzo e fastidio, quasi come se volesse incolparla per come mi ha ridotto e probabilmente non capisce con quale faccia tosta si sia presentata a casa nostra.

Clelia e Alessandra escono di casa senza salutarci.

Guardo la scena come se non fossi lì, come se tutto questo non mi appartenesse. Mi giro verso Andrea, che con aria schifata tenta di dirmi qualcosa su Clelia. Non capisco una parola, ma so che mi sta dicendo di lasciarla perdere.

Mentre parla non riesco a guardarlo in faccia, perché sono preso da qualcos’altro. Un lungo filo di cotone attorcigliato fuoriesce dai miei jeans. Cerco inutilmente di snodarlo o di strapparlo ma non ci riesco e intanto Andrea continua a farmi la predica su Clelia. Cazzo, quanto vorrei capire o ricordare le sue parole.

E’ un chiaro segnale quello che mi manda il mio inconscio.

Devi staccarti da lei se vuoi rinascere. Devi dimenticare il legame di dipendenza che avevi costruito con quella donna e fottertene del fatto che non ci sia più.

Tu puoi vivere senza di lei. Devi solo lasciarti andare e aprirti al mondo che c’è lì fuori. Tutto verrà da sé se ti lasci andare. Il lavoro, l’amore, nuove amicizie. Se non ti apri al mondo, il mondo non ti accoglierà mai a braccia aperte.

Ascolta la tua parte menefreghista e frivola.

Ascolta Andrea e lascia che le cose prendano la loro strada giorno dopo giorno.

6 Risposte a questo post.

  1. Pubblicato da Adelaid in ottobre 11, 2009 alle 10:44 pm

    continua a scrivere..i tuoi racconti

    Replica

  2. Ascolta Andrea. Io, forse, sono più simile a te, ma sono profondamente convinta che l’approccio di Andrea sia più sano.

    Buona giornata! ;)

    Replica

  3. Pubblicato da Trilli in ottobre 12, 2009 alle 5:58 pm

    L’equilibrio secondo me sta nel mezzo, anche se ho sempre invidiato la frivolezza.
    Ciò che ci vuole? un taglio netto!^_^

    Replica

  4. Pubblicato da Anonimo in ottobre 13, 2009 alle 10:25 am

    Ha ragione il tuo inconscio…..devi staccarti da quella donna….così facendo ti sentirai meglio e la vita, se la guardi sorridendo, forse, ti sorriderà di più….
    E’ normalissimo starci male per una storia come la vostra, ma ti assicuro che non sei l’unico a soffrirne così tanto…
    Quando è successo a me….il mondo mi è sembrato cadermi addosso a pezzi, ma poi ho pensato “non vale la pena soffrire così tanto per uno che mi ha mollato senza nemmeno uno straccio di motivo” e ho cercato di riprendere in mano la mia vita….
    Non potevo diventare un eremita solo per stare a casa a piangermi addosso.
    Non potevo rinchiudermi a pensare a quello che è stato e che adesso non c’è più.
    Non potevo inventare ogni volta una scusa diversa per non uscire con le mie amiche, solo perchè non mi sentivo in vena di vedere nessuno.
    Non potevo costringermi a lasciarmi morire giorno dopo giorno, solo per una storia andata male.
    Non potevo…..
    E finalmente è arrivato il giorno in cui ho deciso di guardare avanti, senza intrappolarmi nel passato, e vivendo al meglio il presente….
    Ti auguro di “vivere” anche tu…e non “morire” dietro il ricordo di Clelia.

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  5. Pubblicato da LaTuaLettriceParticolare in ottobre 16, 2009 alle 1:32 pm

    vivi ragazzo..Andrea ha maledettamente ragione..

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  6. Pubblicato da Anonimo in ottobre 23, 2009 alle 11:58 pm

    mi rilassi

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