14. PICCOLO SPAZIO PUBBLICITA’- Volume 2

Il modo più facile per diventare pubblicitario in Italia è iscriversi a una delle salatissime scuole private che si trovano sparse tra Milano e Roma.

Spendere 15.000 euro per finire a fare un lavoro che dà pochi soldi e pochissime certezze è un’idea che può venire in mente solo a sognatori incalliti e fortunati che hanno alle spalle genitori facoltosi che possono permettersi di finanziare i sogni dei figli per anni e anni. Per vivere dignitosamente a Milano ci vogliono almeno 1.500 euro al mese. Calcolate che un pubblicitario medio prima di vedere questi soldi ci mette anni e immaginate un esercito di sognatori mantenuti che va avanti con contratti a progetto eterni fino a quando o ti assumono o ti mandano a cagare.

Sembrava di far parte della classe di Amici di Maria De Filippi. Brief, concorsi, competizioni internazionali, litigi, invidie, amori, sfide continue.

Only the brave survive.

Ovviamente a me il coraggio mancava e Clelia ne aveva da vendere. Sin dal primo giorno lei sapeva perfettamente cosa voleva e come ottenerlo. E non era la sola.

Per me che venivo da una laurea in psicologia e che la pubblicità l’avevo vista solo in tv, era tutto un mondo da scoprire.

Non ne sapevo nulla di agenzie, di leoni d’oro a Cannes, di art directors club, di pensiero laterale e lovemarks.

Clelia sapeva già tutto.

Dopo un mese aveva già deciso in quale agenzia voleva andare a lavorare e ovviamente c’è finita ancor prima della fine del corso.

Io non avevo ambizioni particolari, ho dovuto costruirmele piano piano. Ho rinunciato a offerte di stage in agenzie che erano rimaste alla pubblicità degli anni ’50 con mega bolloni e titoli con 15 punti esclamativi. Ho detto di no a colloqui in posti che con la pubblicità come la intendiamo noi comuni mortali avevano ben poco a che fare.

Ho dovuto lottare e sperare per mesi, mentre Clelia e gli altri compagni di corso producevano già le prime campagne reali.

Avevo quasi smesso di sperare quando è arrivata l’occasione da non sprecare: uno stage in una delle più importanti agenzie del mondo. Una di quelle che fanno spot memorabili e capaci di farti piangere.

Mi è bastato un anno e mezzo per smettere di sognare e mandare tutto a rotoli.

Questo momento in cui mi trovo ora, questo stupido limbo in cui non so da che parte andrà la mia vita, mi ricorda terribilmente i mesi trascorsi a vagare di agenzia in agenzia alla ricerca di uno stage.

Ma all’epoca avevo l’amore di Clelia e delle speranze a sostenermi.

Ora non so proprio a cosa aggrapparmi quando mi alzo dal letto la mattina.

8 Risposte a questo post.

  1. Vorrei avere qualcosa da dirti, ma non ce l’ho… :(

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  2. Pubblicato da peterpanestatoqui in settembre 1, 2009 alle 3:14 pm

    bè…io ti dico bentornata sul mio blog :-)

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  3. Pubblicato da Maria Rosa in settembre 1, 2009 alle 3:23 pm

    A cosa puoi aggrapparti? Te lo dico io…..alla speranza….e alla fede in Dio!
    Prega il Signore e se lo farai col cuore può anche ascoltarti e farti vedere le cose da una prospettiva diversa….
    Cmq….bentornato…..non vedevo l’ora di rileggere i tuoi capitoli…. ;-)

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  4. Pubblicato da Trilli in settembre 1, 2009 alle 7:05 pm

    Ehi mi sei mancato…*-*
    Che dire…ci sono certi momenti, quei momenti, in cui tutto sembra crollare attorno a te, non stai andando avanti e nemmeno indietro, sei sempre allo stesso punto, il punto di non ritorno, ti guardi alle spalle e rimpiangi quello che avresti potuto avere e che non hai.
    Bhe per chi vive come noi, pare di essere alla continua ricerca di qualcosa, con la voglia irrefrenabile della svolta, del cambiamento radicale che puntualmente non arriva, l’unica cosa che so è che non vale mai la pena smettere di lottare, soprattutto se è il nostro sogno.
    Aggrappati alle certezze, agli amici, ai punti fermi, perchè sono quelli che ti danno la forza.
    Un bacio Peter…

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  5. Pubblicato da peter in settembre 1, 2009 alle 7:11 pm

    @maria rosa: non sono molto credente ;-) anzi, diciamo che sono quasi ateo

    @trilli: bacio. qui le certezze sono sempre di meno. uffa :-)

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  6. Pubblicato da Maria Rosa in settembre 2, 2009 alle 8:55 am

    Ah capito……cmq….si può sempre cambiare idea…..non credi?

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  7. Pubblicato da A girl with kaleidoscope eyes in novembre 4, 2009 alle 6:59 pm

    Invidio la tua sincerità nello scrivere, e mi riconosco in queste emozioni che sanno di buio e mi tornano in mente alcune parole che mi hanno detto una volta, mentre ero sbronza e mi lamentavo cercando io stessa un filo logico nelle mie parole: “Tu proprio non ci riesci ad essere felice”.
    Esigevo una seconda possibilità, tutto qui.

    Grazie di aver lasciato una traccia viva su questo buco virtuale che il fato ha voluto mettermi sotto mouse proprio stasera.

    Ciao

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  8. Pubblicato da peterpanestatoqui in novembre 8, 2009 alle 12:16 am

    grazie mille “a girl with kaleidoscope eyes” (bellissima citazione da Lucy in the sky with diamonds). :-)
    spero di leggere presto altri tuoi commenti.

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